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La mia vita da single…

…è stata molto colorita in questi tre anni in Australia. Ma mi sono resa conto che non ve ne ho mai parlato. Però ve lo voglio raccontare, perchè è la domanda a cui rispondo più spesso “Ele come va? Ti stai vedendo con qualcuno? Racconta…”

E quindi, eccomi, ve lo racconto. E no, non mi vedo con nessuno al momento

Ognuno è diverso e vive la sua esperienza in Australia in modo diverso. E io vi racconto, come sempre, la mia. C’è chi arriva in Australia con il partner e ci rimane (con il partner), c’è chi arriva con il partner e non torna, c’è chi parte con un partner e ritorna single o con un altro, c’è chi arriva da solo e trova un partner australiano, italiano, cinese etc e decide di mettere su famiglia qui in Australia. C’è chi arriva da solo e riparte da solo.  Continua a leggere La mia vita da single…

30 in Australia

Avete mi riflettuto cosa sono stati i vostri primi trent’anni di vita? E cosa sono stati per i vostri genitori? Trent’anni di esistenza in questo mondo significa un sacco di cose. Respirare a pieni polmoni, aprire gli occhi, i primi sorrisi, trent’anni di ricordi, di immagini impresse nei nostri occhi e nella nostra memoria, persone di passaggio, persone rimaste nel cuore, la scuola, i primi amori, i pianti, gli amici, i peli sulle gambe e sotto le ascelle, il seno e i primi reggiseni, le mestruazioni, la ceretta, il primo taglio di capelli, il topino dei denti, scoprire che Babbo Natale non esiste, imparare a scrivere e a leggere, imparare a camminare!

Che fenomeno meraviglioso la vita!  Continua a leggere 30 in Australia

Sorridi Sempre (dedica agli Amici)

Qualche giorno fa, per la festa della donna, ho ricevuto auguri vari. Io onestamente non sono molto favorevole a questa festa, o in generale a celebrazioni che sono ormai diventate troppo commerciali e di cui ci si dimentica il significato. Fiori recisi regalati…le mimose poi, che una volta recise dall’albero puzzano e basta, cene costose. Io sono dell’idea che le donne (come anche gli uomini, che poverini hanno un peso non indifferente nella storia del mondo, e nelle nostre vite, ma che spesso diamo per scontati) vadano celebrate sempre, e insieme. Però magari di questo ne parliamo un’altra volta?

Dicevo, l’8 marzo, una persona mi ha mandato il link a questa poesia di Alda Merini, e la volevo condividere con voi, anche perchè rappresenta un po’ il mio “motto” e lo stile di vita che ho cercato di intraprendere da quando mi sono trasferita in Australia.

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Until​ we meet again.

Non so cosa mi aspettassi quando pensavo che il mio soggiorno di cinque settimane a Torino sarebbe stato rilassante. Sono state le cinque settimane più intense dell’ultimo anno. Fantastiche, ma non rilassanti. Piene di emozioni, lacrime, baci, abbracci, saluti, incontri, re-incontri, feste e notti bianche. Ma la mia idea di rilassante è un’altra. Non so neanche come io possa aver immaginato di avere del tempo durante il giorno per dormire, leggere e godermi la mia città. I primi due giorni forse (ma anche no visto che già sabato quando sono arrivata a casa ho avuto il piacere di rivedere due delle persone a me più care, oltre a papà e mamma ovviamente) ho avuto il tempo di passeggiare e riempirmi gli occhi di Torino e le sue strade, e l’atmosfera estiva che rende tutti più sorridenti e meno stressati. Ma l’inizio della settimana ha segnato l’inizio della guerra per stare con me. E la mia incapacità di dire di no, ha trasformato la mia vacanza in un Tetris in cui all’ultimo livello non riesci più a incastrare tutti i mattoncini e perdi. Mi ero data delle priorità, oltre ad avere impegni da rispettare. Ho fin da subito deciso che, si, avrei visto con piacere tutti, ma tutti quelli che mi avrebbero cercata, e soprattutto quelli che sono stati presenti nella mia vita anche durante l’ultimo anno. Chiamatelo egoismo, chiamatelo egocentrismo, chiamatelo menefreghismo, ma ammettiamolo..cinque settimane non sono tante, e quando hai anche matrimoni, compleanni, visite, vacanze private con mamma e papà da incastrare, diventa una questione di priorità. Quindi mi scuso fin da subito se non ho dedicato troppo tempo ad alcuni amici, non è stato per cattiveria. Sono sicura che capirete.
La mia vacanza italiana è stata per la maggior parte passare del tempo con amici e famiglia. Ma non parlerò di questo, perchè a nessuno importa e andrei troppo sul personale. Piuttosto mi soffermerei su alcuni aspetti italiani e torinesi ma anche australiani di cui ogni volta mi dimentico…e che hanno lasciato il segno! Continua a leggere Until​ we meet again.

Benvenuto 2017

Benvenuto 2017.

Sono un po’ in ritardo, ma tra la Tasmania (dove il cellulare prende pochissimo e da nessuna parte!), il ritorno, capodanno e il ritorno al lavoro, solo ora mi siedo davanti al computer tranquilla con tempo e voglia di scrivere. In questi giorni ho letto tanti post di “addio al 2016”, su blog o su facebook. Auguri per il nuovo anno, buoni propositi e riassunti di quello appena finito.Tra tutti però, mi ha colpito il pensiero di Francesca, l’Immigrata allo sbaraglio (strano eh), che come al solito con le sue parole è riuscita a esprimere parte di quello che sento anche io da quando mi sono trasferita in Australia.

“Se potessi scegliere passerei il giorno di Natale con la mia famiglia […]. Ma siamo lontani, molto lontani, e non è possibile ritrovarsi ogni anno durante questo periodo. Chi emigra deve imparare ad avere a che fare anche con questo. Non abbiamo le nostre famiglie vicino e dobbiamo trarre il meglio da quello che abbiamo, a volte lo passiamo assieme ed è fantastico e a volte lo passiamo separati, ed è bello lo stesso. Vivere all’estero, tra le tante cose, significa adattarsi e cercare di vedere le cose positivamente, anche quando si tratta di lontananza dalle proprie famiglie di origine e di passare le feste lontani. Non significa che vogliamo meno bene o che non ce ne frega di loro, significa che facciamo il meglio per vivere la distanza con serenità” Continua a leggere Benvenuto 2017

Senso di impotenza vieni a me!

Dopo i terribili avvenimenti di qualche giorno fa, non mi sono ancora espressa.
Non è che ci sia molto da dire in effetti, se non che sono triste. Leggo le notizie (ci provo) ogni mattina, anche se mi ero ripromessa di non farlo. Ne ho abbastanza di morti, stragi, politici corrotti. Quando un amico che abita a Roma ha pubblicato uno strano status su Facebook, la notte stessa del terremoto, quasi ironizzando e sdrammatizzando, non avevo subito intuito la gravità della situazione. Per me era già mattina, e ancora nessuna notizia dalla stampa. Quindi davvero non avevo capito. Poi dopo qualche ora le immagini. I video. I titoli che annunciavano i morti. Quindi mi sono detta che ok, non avevo voglia di essere scossa per giorni da quelle immagini. Poi inevitabilmente ti trovi ad aprire articoli, e interviste, e leggi titoli di testata. E diventi profondamente triste.
Poi leggi di Giorgia, e del cane che ha svegliato i padroni. E come Pollyanna ti ritrovi a pensare che un po’ di buono, di bene, c’è sempre.
Però il senso di impotenza ti pervade.
Perchè sei dall’altra parte del mondo e non c’è molto che tu possa fare.
Soprattutto vista la completa noncuranza (e incompetenza?) da parte del consolato Italiano a Melbourne nell’organizzare qualsiasi cosa…raccolta fondi, messaggini…cazzo ne so, qualcosa!
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Quando dirsi addio è difficile

Mi sono ritrovata a leggere un post sul blog di Madre in Italy, scritto da Damiano, in risposta ad un altro post, di Celeste, riguardo ai saluti ai propri cari quando sono tornati in Australia.

L’ho letto il giorno prima che mia mamma partisse da Melbourne, e ho pensato che io ho avuto una reazione diversa quando ho salutato di nuovo, per la seconda volta, amici e famiglia per tornare a Melbourne a Febbraio.
Ci sono state le lacrime certo, salutando mamma e papà alla fermata del pullman…ma poi è arrivata l’eccitazione per il nuovo capitolo della mia vita che stava iniziando, l’università e nuovi amici..e insomma ci si fa l’abitudine dopo un po’ ad essere “da soli”. Non si sente più tanto la mancanza né della città in cui sei nato e cresciuto, né delle persone che l’hanno vissuta con te fino a quel momento. La nostalgia ogni tanto si fa sentire. Spesso. Quando esco con i nuovi amici, vorrei i miei vecchi amici. Quando faccio cena penso che vorrei farla con mamma o papà, o con i miei amici, quando vado a fare shopping penso che non ho nessuno a cui fare vedere cos’ho comprato appena arrivo a casa. Quindi non sto dicendo che quando sono ripartita non fossi triste o non fossi consapevole di quello che stavo lasciando. Però l’idea delle novità ha fatto passare la nostalgia un po’ in secondo piano. Poi se si considera la tecnologia di oggi, un messaggino su whatsapp al giorno, e una chiamata su skype ogni tanto, mi fa sentire non poi così lontana.

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