Archivi categoria: salute e malattia

Sorridi Sempre (dedica agli Amici)

Qualche giorno fa, per la festa della donna, ho ricevuto auguri vari. Io onestamente non sono molto favorevole a questa festa, o in generale a celebrazioni che sono ormai diventate troppo commerciali e di cui ci si dimentica il significato. Fiori recisi regalati…le mimose poi, che una volta recise dall’albero puzzano e basta, cene costose. Io sono dell’idea che le donne (come anche gli uomini, che poverini hanno un peso non indifferente nella storia del mondo, e nelle nostre vite, ma che spesso diamo per scontati) vadano celebrate sempre, e insieme. Però magari di questo ne parliamo un’altra volta?

Dicevo, l’8 marzo, una persona mi ha mandato il link a questa poesia di Alda Merini, e la volevo condividere con voi, anche perchè rappresenta un po’ il mio “motto” e lo stile di vita che ho cercato di intraprendere da quando mi sono trasferita in Australia.

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Benvenuto 2017

Benvenuto 2017.

Sono un po’ in ritardo, ma tra la Tasmania (dove il cellulare prende pochissimo e da nessuna parte!), il ritorno, capodanno e il ritorno al lavoro, solo ora mi siedo davanti al computer tranquilla con tempo e voglia di scrivere. In questi giorni ho letto tanti post di “addio al 2016”, su blog o su facebook. Auguri per il nuovo anno, buoni propositi e riassunti di quello appena finito.Tra tutti però, mi ha colpito il pensiero di Francesca, l’Immigrata allo sbaraglio (strano eh), che come al solito con le sue parole è riuscita a esprimere parte di quello che sento anche io da quando mi sono trasferita in Australia.

“Se potessi scegliere passerei il giorno di Natale con la mia famiglia […]. Ma siamo lontani, molto lontani, e non è possibile ritrovarsi ogni anno durante questo periodo. Chi emigra deve imparare ad avere a che fare anche con questo. Non abbiamo le nostre famiglie vicino e dobbiamo trarre il meglio da quello che abbiamo, a volte lo passiamo assieme ed è fantastico e a volte lo passiamo separati, ed è bello lo stesso. Vivere all’estero, tra le tante cose, significa adattarsi e cercare di vedere le cose positivamente, anche quando si tratta di lontananza dalle proprie famiglie di origine e di passare le feste lontani. Non significa che vogliamo meno bene o che non ce ne frega di loro, significa che facciamo il meglio per vivere la distanza con serenità” Continua a leggere Benvenuto 2017

Tutto al posto giusto

Nelle scorse settimane ho pensato spesso ad aggiornare il blog, ma non ci sono mai riuscita un po’ per mancanza di tempo, un po’ perchè mi sembrava di non avere niente da raccontare. Invece a distanza di più di due mesi dall’inizio della mia nuova vita, ce ne sono di così da dire.

Ci sono state mattine in cui mi sono svegliata con il desiderio di essere in mansarda, con la gatta che mi miagola nell’orecchio, con l’odore d’incenso che mamma ha acceso la sera prima, con il fastidioso rumore di mamma che carica la lavastoviglie. Ogni tanto avrei voglia di scendere dal letto e andare in pigiama in cucina e avere il caffè fatto, invece che vestirti, mettere le ciabatte e dover anche preparare il caffè.
Però poi mi accorgo che è tutto come deve essere a formare il bellissimo quadro che è la mia vita, quando entro in cucina e Maddie mi accoglie con un sonoro “HI” e il suo bellissimo sorriso, e nessuno mi parla almeno per la prima mezz’ora perchè sanno che non sono ricettiva appena sveglia. Non è più strano fare colazione insieme e stiamo imparando a conoscerci piano piano. E finalmente riesco (non sempre) a percepire l’umorismo inglese di D. E mi fa scompisciare! Inizio a far parte veramente della famiglia, ed è confortante.

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Back on the road

E’ passato un mese dall’ultimo post e ne sembrano passati 3 da quante cose son successe.
Quindi procediamo con ordine.

Vi avevo lasciati con il fiato sospeso rispetto all’ultima e definitiva visita dal dottore.
Il 24 agosto sono arrivata al St Vincent Hospital sperando che fosse l’ultima e dopo aver fatto gli ultimi Xrays, ho aspettato ben 2 ore prima di essere chiamata. Nell’attesa ho fatto amicizia con una simpatica coppia italo australiana scocciata come me di aspettare e vedere tutti quelli arrivati dopo, passare prima di noi perchè avevano appuntamento con un dottore che non era del reparto ortopedico.
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Prima seduta di fisio

Venerdì sono andata per la prima volta dal fisioterapista e ho pensato di dovervi aggiornare.
Questa era la situazione della prima radiografia, prima ancora che me lo mettessero in linea.

Xray

6 numero imperfetto

Oggi è una data importante. E’ stato il giorno della mia visita “dopo 6 settimane” dall’incidente, ed è anche 6 mesi che sono atterrata in terra australiana. Cioè, è metà anno che sono qui, impressionante.
E forse per la prima volta dopo 6 mesi che, anche se adesso non sto lavorando, anche se fisicamente sto come sto, sento che ho uno scopo, e sto bene. Esco di casa la mattina alle 7.45 per prendere il treno e andare in city, respiro a pieni polmoni e sorrido guardando il cielo di Melbourne che ogni giorno è diverso. Qualche settimana fa c’erano due mongolfiere all’orizzonte, ogni tanto l’aria “odora” di inverno (sapete quel misto di legna bruciata, foglie bagnate e umidità…per me ha un profumo specifico l’inverno) e altre volte sa di India (questo non ve lo so spiegare, e probabilmente dovreste essere stati in India per sapere di cosa parlo).
Oggi però non ho preso il treno delle 8, ma quello delle 9.30 per andare alla visita dal dottore fissata per le 10.40.
Ho passato un weekend all’insegna della pigrizia e, nello stato vegetativo della domenica, con il vento che soffiava come se dovesse portarsi via la casa, e pioggia torrenziale che cullava il mio riposino pomeridiano, ho realizzato di essere un po’ nervosa per la visita di oggi.
E infatti mi sono preparata una lista di cose da chiedere al dottore. Ve l’ho detto che sono maniaca del controllo vero? 🙂
Mi sono incontrata con Tj all’ospedale, che mi ha supportata e sopportata tutta la mattina.
Giuro, avevo i crampi da pre-esami universitari.
La visita è andata (molto in breve) che alla fine mi hanno dato ancora 6 settimane di riposo, in cui non posso usare la bici o fare i lavori che facevo prima, non posso sollevare pesi ecc ecc…
Vi rassicuro dicendo che i miglioramenti ci sono, li posso vedere anche nel giro di pochi giorni, e ce ne saranno altri ora che inizierò  fare fisioterapia.
Ad esempio la conquista di due settimane fa è stata riuscire ad allacciare il reggiseno da dietro, e invece questa settimana sono riuscita a farmi la coda senza farmi male (questo la dice lunga anche sulla lunghezza dei miei capelli), e riesco a truccarmi senza fare troppi pasticci.
Però, come ha detto il dottore che ho visto oggi (che era un terzo dottore mai visto prima!) era una brutta frattura e quindi il processo di riabilitazione è lungo.
Diciamo che me l’aspettavo, ma speravo in una svolta dell’ultimo secondo!
Quindi, per fare chiarezza nelle vostre teste, cosa faccio e cosa farò il questo periodo di riabilitazione?
Innanzitutto 3 settimane fa ho cominciato un corso di Inglese, che durerà ancora per altre due (regalo della mummy). Vado a scuola dal lunedì al giovedì, dalle 8,30 alle 14,30, così il venerdì e il sabato posso lavorare nello shop di Miss V vendendo piante e cactus, e continuo ad avere comunque un sacco di tempo nel pomeriggio per studiare inglese per l’esame Ielts nella stupenda Central Library, che mi ripara dal freddo gelido di queste settimane!

[Giusto per aggiornare chi non mi avesse sentita per altre vie in questi giorni: è arrivato una specie di ciclone dall’antartico, che ha portato le temperature ad abbassarsi di molto, come non succedeva dal 1999. Posso dire di essere vissuta in Australia in un epoca specifica e importante? O come mi ha detto Valerio “..dovevi arrivare tu per le glaciazioni in Australia.”. E oggi uscita dalla clinica con TJ, all’ora di pranzo nevischiava]


Ho ricominciato a leggere, in inglese, principalmente durante il tragitto in treno, perchè non sopporto vedere la gente inchiodata al cellulare alle 8 di mattina.
Poi comincerò fisioterapia, vicino a casa se è possibile (domani, martedì vado a informarmi).
Il problema sarà quando finirò il corso, per questo devo trovare un piano alternativo e trovarmi un altro tipo di lavoro che mi permetta di tirare su due soldi anche senza usare le mani. Ogni suggerimento è ben accetto!

Vi dirò che nonostante tutto non sono impanicata o ansiosa rispetto al futuro. Forse ho raggiunto uno stato di accettazione del problema e finalmente il messaggio che mi aveva mandato il 10 giugno il mio papà che diceva “non ti stai sentendo come se nascessi a una seconda vita che ti offre nuove possibilità”, ora sta avendo un senso.
Allora, quando mi aveva scritto questa frase, così senza punteggiatura, non mi sentivo rinascere…anzi tutt’altro, mi sono sentita goffa e handicappata e ho dovuto ripetermi ogni giorno che avevo solo un gesso al braccio destro, che avrei recuperato, che se ce la fanno le persone senza arti ovviamente potevo riuscirci anche io con un po’ di pazienza, ma comunque non ho mai vissuto l’incidente come a una seconda possibilità (anche se effettivamente pensandoci, il fatto che io mi sia rotta solo un polso, è un po’ una seconda possibilità che mi è stata data, no?).
Non fino ad ora almeno.
L’idea di frequentare un corso d’inglese per poi studiare e dare l’esame dell’Ielts c’è sempre stata ancora prima di partire ma, avendo trovato un lavoro, alla fine non ci avevo più pensato veramente; e l’impossibilità a lavorare ha contribuito certamente al raggiungimento di questo obiettivo.
Inoltre il pensiero che per cause maggiori io NON sia costretta a una vita di solo lavoro, che porta ad essere assettati di soldi (come la maggior parte delle persone che arrivano qui come me), sinceramente mi rasserena. Agli occhi di molti potrei dare l’impressione di non star facendo niente, ma è davvero poi così un male avere del tempo per pensare, per uscire e soprattutto per scegliere cosa poter fare?!
Sono fortunata lo ammetto, non ho un affitto da pagare, l’assicurazione mi sta dando un po’ di soldi, e comunque non ho tante spese, perchè sono una persona che si controlla, ma comunque, per quanto mi possa controllare nessuno mi toglierà una cena o un pranzo infrasettimanale (giusto stasera sono andata a mangiare la pizza con Fede&Mike!) o qualche piccolo sfizio biologico…perchè sono tutte cose che mi fanno stare bene, e io voglio continuare a sentirmi così!

10.40 _Edificio D, Red Clinic

Avevo appena finito di dire quanto il servizio medico e ospedaliero australiano sia perfettamente efficiente che subito mi sono dovuta ricredere.
Lunedì ho avuto la prima visita di controllo per controllare appunto se la ferita stesse guarendo bene, alle ore 10.40 presso la Red Clinic dell’edificio D, nel complesso del St Vincent Hospital.
Vi ho già detto quanto gli australiani siano precisi con i cartelli, e infatti Victoria Pde è piena di cartelli con frecce che indicano le direzioni dei vari edifici, quindi visto che sono arrivata in stra anticipo, dopo aver individuato facilmente l’edificio, ho avuto tutto il tempo di farmi un giro tra gli altri edifici, e ritrovare quello in cui mi hanno ricoverata, che ha un bel piazzale davanti, da cui si può accedere ad altri 2 edifici diversi.
Questa è la mappa, dove ogni edificio ha una lettera e ospita un reparto specifico, ad esempio nel mio D c’è il reparto di ortopedia e di oncologia.

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Anche all’interno dell’edificio D, una freccia mi ha indicato la direzione della Red clinic, distinguibile dalla Blue perchè dipinta di rosso! Facile no?!
Mi è stato detto di accomodarmi, ma prima di essere chiamata è passata un’ora e mezza! Avete capito bene, sono stata chiamata alle 12.10, da un medico che non era in carino Dott. Chris, ma un altro con un nome strano che evidentemente non sapeva neanche cosa fosse successo visto che mi ha chiesto come mi fossi fatta male (ma forse ero solo nervosa e non ho riconosciuto la normale cortesia australiana).
Mi sono sentita dire, dopo essermi lamentata dell’attesa di un’ora, che “Sorry but it’s a big clinic”, “Mi dispiace ma è una clinica grande”. Avrei voluto rispondergli “Fucking asshole why didnt you book the appointment one hour later if you knew you had so many patients?”, ma la il mio lato zen, o forse solo l’agitazione, mi ha fatta tacere.
Sono stata fatta accomodare su una sedia e il Dottore mi ha tagliato il gesso, mi ha tolto la benda mi ha detto che la ferita sta guarendo bene, e che l’infermiera si sarebbe occupata di cambiare il cerotto.
Ha chiamato il Dott Chris che ha fatto la sua comparsa per 10 secondi per guardare anche lui la ferita e poi tanti cari saluti a entrambi.
E il mio gesso?? Voglio il gesso per altre 4 settimane!
Invece no, mi è stato detto che posso iniziare a muoverlo già, ovviamente senza sollevare pesi o senza sforzarlo. Facile a dirsi caro dottore…se non fosse che è completamente bloccato.
Vorrei farvelo vedere il mio braccio-salsiccia che non si muove ne su ne giù, ma in foto non rende.

Quindi ricapitolando, oltre ad aver aspettato un’ora e mezza, aver parlato con il dottore si e no 3 minuti, mi è stata tolta l’unica certezza che ero convinta di avere.

Sono tornata a casa con il morale sotto le scarpe perchè ho realizzato che sarà più lunga del previsto, mentre probabilmente il mio cervello era convinto che una volta tolto il gesso dopo 6 SETTIMANE (non dopo 2), con un po’ di fisioterapia sarebbe tornato come nuovo.
La separazione dal gesso è stata come quando il cameriere al ristorante ti toglie il piatto da davanti prima che tu possa fare scarpetta: inaspettata, da lasciare senza parole ma con un po’ di risentimento.
Rivoglio il mio gesso, mi ci ero affezionata, mi proteggeva dal freddo e dal mondo esterno.
E invece ora se vado in giro devo stare attenta a non scontrarmi con nessuno e devo proteggerlo con l’altra mano come se fosse questione di vita o di morte, pronta a insultare chiunque superi la distanza di sicurezza.
I muscoli tirano, il pollice non si alza, e ho un bitorzolo duro che sulla parte superiore vicino all’osso.
Ma, dopo aver passato tutto il lunedì in lacrime, dopo una lunga conversazione con il saggio papà, che di operazioni al polso, anche se diverse, ne ha subite ben due, prima di andare a dormire mi sono detta “Elena cazzo fai, da domani inizia a fare gli esercizi e occupati della guarigione. Inutile piangere, mettiti in testa che il polso ha subito un trauma sia durante l’incidente ma anche a causa dell’operazione e se vuoi ritornare ad avere tutto come prima devi agire”.
E dopo un solo giorno ho già notato i miglioramenti davvero.
E poi, se proprio mi sento in “pericolo” la mia nuova polsiera sarà la mia ancora di salvezza.

Positività, l’atteggiamento vincente (con un pizzico di aggressività alla vita che non fa mai male per superare le controversie)!