Archivi categoria: salute e malattia

AUSTRALIAN NEWS (a modo mio) – COVID-19

Il 2020 è iniziato a bomba proprio. Nel senso che pare proprio che la bomba chiamata ‘Natura’ sia finalmente esplosa sulle nostre teste per esprimere il suo disappunto nei confronti del genere umano. Nonostante io pensi che forse ce lo meritiamo un po’, il mio cinismo non vince sulla mia empatia e sensibilità. E lo ammetto, sto un po’ di merda. Prima era l’ansia climatica, adesso è l’ansia di lavarsi le mani ogni 5 minuti, non toccarsi la faccia…sta diventando un disturbo ossessivo compulsivo, non una precauzione.  Sembra di vivere in un film. Un film che tra l’altro è stato già girato….Contagion, uscito nel 2011. Non so cosa ne pensiate voi, ma l’ho trovato molto realistico. Fin troppo. https://www.theguardian.com/film/filmblog/2011/oct/24/contagion-spread-disease-prevention

Ci sentiamo invincibili fino a quando non lo siamo più. Troppo spesso ci dimentichiamo di essere mortali. E ci viene paura. Ma poi è anche bello riscoprire il senso di comunità, che insieme siamo più forti, che abbiamo bisogno degli altri, che siamo animali sociali. E mi vengono i brividi e mi viene da piangere a vedere i video della musica sui balconi. Ma perchè non possiamo essere così tutti i giorni dell’anno? Perchè non possiamo aiutarci a stare meglio SEMPRE? Non mi sembra uno sforzo sovraumano. Mi sembra anzi, che ci venga piuttosto naturalmente.

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Sorridi Sempre (dedica agli Amici)

Qualche giorno fa, per la festa della donna, ho ricevuto auguri vari. Io onestamente non sono molto favorevole a questa festa, o in generale a celebrazioni che sono ormai diventate troppo commerciali e di cui ci si dimentica il significato. Fiori recisi regalati…le mimose poi, che una volta recise dall’albero puzzano e basta, cene costose. Io sono dell’idea che le donne (come anche gli uomini, che poverini hanno un peso non indifferente nella storia del mondo, e nelle nostre vite, ma che spesso diamo per scontati) vadano celebrate sempre, e insieme. Però magari di questo ne parliamo un’altra volta?

Dicevo, l’8 marzo, una persona mi ha mandato il link a questa poesia di Alda Merini, e la volevo condividere con voi, anche perchè rappresenta un po’ il mio “motto” e lo stile di vita che ho cercato di intraprendere da quando mi sono trasferita in Australia.

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Benvenuto 2017

Benvenuto 2017.

Sono un po’ in ritardo, ma tra la Tasmania (dove il cellulare prende pochissimo e da nessuna parte!), il ritorno, capodanno e il ritorno al lavoro, solo ora mi siedo davanti al computer tranquilla con tempo e voglia di scrivere. In questi giorni ho letto tanti post di “addio al 2016”, su blog o su facebook. Auguri per il nuovo anno, buoni propositi e riassunti di quello appena finito.Tra tutti però, mi ha colpito il pensiero di Francesca, l’Immigrata allo sbaraglio (strano eh), che come al solito con le sue parole è riuscita a esprimere parte di quello che sento anche io da quando mi sono trasferita in Australia.

“Se potessi scegliere passerei il giorno di Natale con la mia famiglia […]. Ma siamo lontani, molto lontani, e non è possibile ritrovarsi ogni anno durante questo periodo. Chi emigra deve imparare ad avere a che fare anche con questo. Non abbiamo le nostre famiglie vicino e dobbiamo trarre il meglio da quello che abbiamo, a volte lo passiamo assieme ed è fantastico e a volte lo passiamo separati, ed è bello lo stesso. Vivere all’estero, tra le tante cose, significa adattarsi e cercare di vedere le cose positivamente, anche quando si tratta di lontananza dalle proprie famiglie di origine e di passare le feste lontani. Non significa che vogliamo meno bene o che non ce ne frega di loro, significa che facciamo il meglio per vivere la distanza con serenità” Continua a leggere Benvenuto 2017

Tutto al posto giusto

Nelle scorse settimane ho pensato spesso ad aggiornare il blog, ma non ci sono mai riuscita un po’ per mancanza di tempo, un po’ perchè mi sembrava di non avere niente da raccontare. Invece a distanza di più di due mesi dall’inizio della mia nuova vita, ce ne sono di così da dire.

Ci sono state mattine in cui mi sono svegliata con il desiderio di essere in mansarda, con la gatta che mi miagola nell’orecchio, con l’odore d’incenso che mamma ha acceso la sera prima, con il fastidioso rumore di mamma che carica la lavastoviglie. Ogni tanto avrei voglia di scendere dal letto e andare in pigiama in cucina e avere il caffè fatto, invece che vestirti, mettere le ciabatte e dover anche preparare il caffè.
Però poi mi accorgo che è tutto come deve essere a formare il bellissimo quadro che è la mia vita, quando entro in cucina e Maddie mi accoglie con un sonoro “HI” e il suo bellissimo sorriso, e nessuno mi parla almeno per la prima mezz’ora perchè sanno che non sono ricettiva appena sveglia. Non è più strano fare colazione insieme e stiamo imparando a conoscerci piano piano. E finalmente riesco (non sempre) a percepire l’umorismo inglese di D. E mi fa scompisciare! Inizio a far parte veramente della famiglia, ed è confortante.

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Back on the road

E’ passato un mese dall’ultimo post e ne sembrano passati 3 da quante cose son successe.
Quindi procediamo con ordine.

Vi avevo lasciati con il fiato sospeso rispetto all’ultima e definitiva visita dal dottore.
Il 24 agosto sono arrivata al St Vincent Hospital sperando che fosse l’ultima e dopo aver fatto gli ultimi Xrays, ho aspettato ben 2 ore prima di essere chiamata. Nell’attesa ho fatto amicizia con una simpatica coppia italo australiana scocciata come me di aspettare e vedere tutti quelli arrivati dopo, passare prima di noi perchè avevano appuntamento con un dottore che non era del reparto ortopedico.
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Prima seduta di fisio

Venerdì sono andata per la prima volta dal fisioterapista e ho pensato di dovervi aggiornare.
Questa era la situazione della prima radiografia, prima ancora che me lo mettessero in linea.

Xray

6 numero imperfetto

Oggi è una data importante. E’ stato il giorno della mia visita “dopo 6 settimane” dall’incidente, ed è anche 6 mesi che sono atterrata in terra australiana. Cioè, è metà anno che sono qui, impressionante.
E forse per la prima volta dopo 6 mesi che, anche se adesso non sto lavorando, anche se fisicamente sto come sto, sento che ho uno scopo, e sto bene. Esco di casa la mattina alle 7.45 per prendere il treno e andare in city, respiro a pieni polmoni e sorrido guardando il cielo di Melbourne che ogni giorno è diverso. Qualche settimana fa c’erano due mongolfiere all’orizzonte, ogni tanto l’aria “odora” di inverno (sapete quel misto di legna bruciata, foglie bagnate e umidità…per me ha un profumo specifico l’inverno) e altre volte sa di India (questo non ve lo so spiegare, e probabilmente dovreste essere stati in India per sapere di cosa parlo).
Oggi però non ho preso il treno delle 8, ma quello delle 9.30 per andare alla visita dal dottore fissata per le 10.40.
Ho passato un weekend all’insegna della pigrizia e, nello stato vegetativo della domenica, con il vento che soffiava come se dovesse portarsi via la casa, e pioggia torrenziale che cullava il mio riposino pomeridiano, ho realizzato di essere un po’ nervosa per la visita di oggi.
E infatti mi sono preparata una lista di cose da chiedere al dottore. Ve l’ho detto che sono maniaca del controllo vero? 🙂
Mi sono incontrata con Tj all’ospedale, che mi ha supportata e sopportata tutta la mattina.
Giuro, avevo i crampi da pre-esami universitari.
La visita è andata (molto in breve) che alla fine mi hanno dato ancora 6 settimane di riposo, in cui non posso usare la bici o fare i lavori che facevo prima, non posso sollevare pesi ecc ecc…
Vi rassicuro dicendo che i miglioramenti ci sono, li posso vedere anche nel giro di pochi giorni, e ce ne saranno altri ora che inizierò  fare fisioterapia.
Ad esempio la conquista di due settimane fa è stata riuscire ad allacciare il reggiseno da dietro, e invece questa settimana sono riuscita a farmi la coda senza farmi male (questo la dice lunga anche sulla lunghezza dei miei capelli), e riesco a truccarmi senza fare troppi pasticci.
Però, come ha detto il dottore che ho visto oggi (che era un terzo dottore mai visto prima!) era una brutta frattura e quindi il processo di riabilitazione è lungo.
Diciamo che me l’aspettavo, ma speravo in una svolta dell’ultimo secondo!
Quindi, per fare chiarezza nelle vostre teste, cosa faccio e cosa farò il questo periodo di riabilitazione?
Innanzitutto 3 settimane fa ho cominciato un corso di Inglese, che durerà ancora per altre due (regalo della mummy). Vado a scuola dal lunedì al giovedì, dalle 8,30 alle 14,30, così il venerdì e il sabato posso lavorare nello shop di Miss V vendendo piante e cactus, e continuo ad avere comunque un sacco di tempo nel pomeriggio per studiare inglese per l’esame Ielts nella stupenda Central Library, che mi ripara dal freddo gelido di queste settimane!

[Giusto per aggiornare chi non mi avesse sentita per altre vie in questi giorni: è arrivato una specie di ciclone dall’antartico, che ha portato le temperature ad abbassarsi di molto, come non succedeva dal 1999. Posso dire di essere vissuta in Australia in un epoca specifica e importante? O come mi ha detto Valerio “..dovevi arrivare tu per le glaciazioni in Australia.”. E oggi uscita dalla clinica con TJ, all’ora di pranzo nevischiava]


Ho ricominciato a leggere, in inglese, principalmente durante il tragitto in treno, perchè non sopporto vedere la gente inchiodata al cellulare alle 8 di mattina.
Poi comincerò fisioterapia, vicino a casa se è possibile (domani, martedì vado a informarmi).
Il problema sarà quando finirò il corso, per questo devo trovare un piano alternativo e trovarmi un altro tipo di lavoro che mi permetta di tirare su due soldi anche senza usare le mani. Ogni suggerimento è ben accetto!

Vi dirò che nonostante tutto non sono impanicata o ansiosa rispetto al futuro. Forse ho raggiunto uno stato di accettazione del problema e finalmente il messaggio che mi aveva mandato il 10 giugno il mio papà che diceva “non ti stai sentendo come se nascessi a una seconda vita che ti offre nuove possibilità”, ora sta avendo un senso.
Allora, quando mi aveva scritto questa frase, così senza punteggiatura, non mi sentivo rinascere…anzi tutt’altro, mi sono sentita goffa e handicappata e ho dovuto ripetermi ogni giorno che avevo solo un gesso al braccio destro, che avrei recuperato, che se ce la fanno le persone senza arti ovviamente potevo riuscirci anche io con un po’ di pazienza, ma comunque non ho mai vissuto l’incidente come a una seconda possibilità (anche se effettivamente pensandoci, il fatto che io mi sia rotta solo un polso, è un po’ una seconda possibilità che mi è stata data, no?).
Non fino ad ora almeno.
L’idea di frequentare un corso d’inglese per poi studiare e dare l’esame dell’Ielts c’è sempre stata ancora prima di partire ma, avendo trovato un lavoro, alla fine non ci avevo più pensato veramente; e l’impossibilità a lavorare ha contribuito certamente al raggiungimento di questo obiettivo.
Inoltre il pensiero che per cause maggiori io NON sia costretta a una vita di solo lavoro, che porta ad essere assettati di soldi (come la maggior parte delle persone che arrivano qui come me), sinceramente mi rasserena. Agli occhi di molti potrei dare l’impressione di non star facendo niente, ma è davvero poi così un male avere del tempo per pensare, per uscire e soprattutto per scegliere cosa poter fare?!
Sono fortunata lo ammetto, non ho un affitto da pagare, l’assicurazione mi sta dando un po’ di soldi, e comunque non ho tante spese, perchè sono una persona che si controlla, ma comunque, per quanto mi possa controllare nessuno mi toglierà una cena o un pranzo infrasettimanale (giusto stasera sono andata a mangiare la pizza con Fede&Mike!) o qualche piccolo sfizio biologico…perchè sono tutte cose che mi fanno stare bene, e io voglio continuare a sentirmi così!