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“Immigrata allo sbaraglio”

Prima di partire per questo paese mi sono messa sotto per trovare più informazioni possibili che mi aiutassero ad arrivare preparata a Melbourne: ho chiesto a persone che ci avevano vissuto per mesi (grazie Alice!), a persone che avevano viaggiato (Eliana in primis, incontrata una sera per caso a un aperitivo architettonico, mi ha raccontato per forse un’ora della sua vacanza australiana molto entusiasta), ho consultato siti web e ho trovato blog in cui erano spiegati per filo e per segno gli step da affrontare prima di partire e una volta arrivati qui.
Insomma sono partita super gasata. Ritengo di essere partita anche abbastanza informata rispetto alla media. Dico rispetto alla media perchè mi capita ogni tanto di leggere post di gente stupita perchè qui le sigarette costano dai 20$ in su, o stupita del fatto che gli italiani che possiedono ristoranti pagano in nero, pagano poco, e sfruttano, gente che chiede quali sono i siti da consultare per trovare lavoro (una volta che già sono qui…ma darci un occhiata prima nooo??) o per trovare casa, gente che non ha mai consultato il sito del governo e dell’immigrazione, dov’è spiegato tutto! ma davvero tutto e molto bene anche!
Beh, io i siti istituzionali e non ho iniziato a consultarli a settembre, 4 mesi prima di partire, per farmi un’idea generali di cosa andavo incontro. Ma non mi sono fermata alle città e alle farm… mi sono anche spulciata i siti delle università, trovando i master che mi piacerebbe frequentare (sogno! dovrei vincere 50mila dollari al lotto!) ho guardato guide turistiche per scoprire i posti da visitare e in quali stagioni. Insomma tutto questo, non perchè sia più intelligente o furba di altri (forse un pochino dai) ma perchè davvero sono convinta, l’ho detto e lo ripeto ancora adesso, e non sarà l’ultima volta che me lo sentirete dire, che Torino e l’Italia non siano il posto in cui vivrò e costruirò il mio futuro. Forse neanche l’Australia, ma non posso ancora dirlo.
Qualche giorno fa pensavo alle cose che mi mancano…beh ci ho dovuto pensare parecchio (genitori e amici non sentitevi offesi voi siete sempre nei miei pensieri) e sinceramente non mi è venuto in mente niente. Mi adatto facilmente, e persino agli orari australiani ci si fa l’abitudine.
Forse la cosa che mi manca di più è il gruppo di Greenpeace..ma mi sto attivando anche qui.
Per quanto riguarda il cibo, qui si trova tutto, mi sto facendo scorpacciate senza senso di avocado e mango, e la pizza, essendo pieno di italiani, molto spesso è buona e a prezzi abbordabili. Forse mangio anche meglio che in Italia. Poi io sono una che ama provare gusti nuovi quindi non mi faccio spaventare da cinesi, giapponesi, thailandesi…e anche il mio stomaco per fortuna non ne risente. Sono molto fortunata in questo.
Evito (ma non è che mi sforzo poi molto) ogni tipo di fast food per le mie solite questioni etiche e cerco di non comprare prodotti importati dall’Italia per lo stesso motivo, e soprattutto perchè i prodotti australiani non sono per niente male, soprattutto frutta e verdura.
Non sopporto la gente che chiede dove può comprare il parmigiano a Melbourne. Vi sembra una cosa di cui non si possa fare a meno?!
Ringrazio mamma e papà per questo. Mi hanno insegnato a fare a meno delle cose superflue (tutti quei “non ne hai bisogno” sono serviti a qualcosa!), a provare ogni tipo di cibo, ad amare le cose semplici, come un tramonto in spiaggia o un pomodoro scondito (che si sente meglio il sapore!). Paragone strano certo, ma per dirvi che non faccio un dramma se non posso comprarmi l’olio d’oliva o se mangio alle 10 dopo il tramonto!
ENJOY THE LIFE!
Tutta questa tiritera per dirvi che questo post nasce perchè questa settimana ho vinto un GIVEAWAY!
Per chi non sapesse cos’è, si tratta semplicemente di un dono fatto da una persona (blogger in questo caso) a chi avrebbe commentato e condiviso la sua pagina. La blogger in questione (quanto odio questo termine!) è Francesca, che ha creato uno dei siti che ho consultato di più prima della mia partenza, vivereinaustralia.com, nonchè scrittrice del blog “immigrata allo sbaraglio” (vi invito a dargli uno sguardo), che si è trasferita a Perth, e ci vive da 4 anni, con suo marito dopo non pochi travagli.
Beh il dono del suo givaway era il suo libro, in cui racconta la sua storia, sua e di suo marito, prima e durante la loro vita australiana.
Mi piace Francesca perchè scrive esattamente come scrivo io. Un flusso di pensieri senza revisione. Come se scrivesse il suo diario segreto.
[Apro parentesi. Alcuni potrebbero trovare fastidioso il mio modo di scrivere, ma Isa l’altra settimana mi ha detto che mentre mi leggeva sembrava fossi li a parlarle…quindi direi che ho raggiunto l’obiettivo, esservi un po’ più vicina.
Chiusa parentesi.]
E’ coraggiosa Francesca perchè ha scritto nel suo libro che tutti possono comprare tramite il sito e il blog, molte esperienze personali, si è esposta, non solo ad amici e familiari ma al mondo del web. E nelle sue pagine sinceramente mi ci rivedo molto…non solo per la sua esperienza qui (che è abbastanza diversa dalla mia), ma più per la sua vita passata in Italia, e per i motivi che l’hanno condotta qui. Anche lei convinta di volerci rimanere in Australia, un paese che e ha migliorato la vita sotto molti aspetti.
Ci sono anche tante altre cose che mi fanno esclamare mentre leggo: “hai proprio ragione!”, “lo sto vivendo anche io!”…lo so non è consolatorio pensare che c’è altra gente che se la vive “male” come te, che ha vissuto le tue stesse esperienze, ma è consolatorio vedere il risultato finale. E soprattutto è consolatorio vedere come chi aveva un obiettivo fisso in testa, proprio come ce l’ho io, non l’ha mai perso di vista e alla fine ce l’ha fatta, anche se con molti sacrifici.
Vorrei condividere con voi questo pensiero che forse non è chiaro a tutti: l’unica forza, l’unico vero motivo che mi spinge a stare qui, sebbene non sia facile, è il pensiero (orribile pensiero!) di poter tornare, anche solo per 5 secondi, all’apatia che mi ha invasa nell’ultimo anno a Torino. Chi c’era e chi ha condiviso momenti belli e brutti con me sa di cosa parlo.
Attacchi d’ansia e pianti senza motivo (in realtà i motivi c’erano ma non ne parlerò adesso), feste di laurea saltate (se ci ripenso sono profondamente dispiaciuta, e me ne vergogno), pacchi tirati all’ultimo momento, rabbia repressa che veniva fuori nei momenti meno opportuni, ore da sola nella mia stanza davanti a serie tv…
Anche se qui al momento non sto lavorando, sto passando il mio tempo a mandare cv senza molti risultati, non esco molto per paura di spendere troppi soldi…il solo pensiero di respirare un’aria nuova, e il pensiero di avere nuove/altre possibilità, mi ha fatta rinascere.
Sono disposta a patire le pene dell’inferno pur di non ritornare a quel malessere che mi perseguitava prima di partire.
Quindi anche se mi sentite/vedete triste, annoiata, delusa…non dovete preoccuparvi, è solo un momento passeggero, che sono convinta passerà. Devo solo essere paziente (ma questo mi sembra di averlo già scritto). E voi continuate a ripetermi che ce la farò, che è solo un mese che sono qui, che posso spos(T)armi se non sto bene a Melbourne…perchè è quello che mi serve sentire adesso. Mi fate bene.

Un mese fa…

…sono arrivata in questa “terra misteriosa”, lontana, abitata da animali pericolosi (direi più uomini che animali visto che per ora non ho visto neanche un piccolo ragnetto…ma a quanto pare sono stata fortunata), con il clima che cambia 8mila volte in un giorno (perchè sono a Melbourne), dove dovrebbe essere estate e invece dormo ancora con il piumino leggero, dove c’è un mare in cui ho fatto il bagno una volta sola.
Dove ci sono le piste ciclabili su ogni strada e non rischi di morire ammazzato ogni cento metri schiacciato da una macchina; dove si bevono gli alcolici nei sacchetti di carta se sei per strada e dove uno shot costa 10$ (quanto un cocktail).
Dove gli affitti li paghi a settimana, ma se non hai i sodi per il bond sei fregato, dove le case hanno la moquette (fortunatamente la mia è pulita!) ma che se sei fortunato e non vivi in appartamento hai anche un giardino. Una terra dove ovviamente manca il bidet, e dove tutti dicono che sia facile trovare lavoro e che gli stipendi sono alti.
Enorme cazzata!
Allora…che la paga sia buona, può anche essere vero, dipende un po’ quello che fai. Se ti trovi a lavorare in un ristorante italiano potrebbe anche capitarti di ricevere uno stipendio di 13$ l’ora in nero, che è basso per gli standard australiani, ma potresti anche essere più fortunato.
Tutto dipende dalla fortuna se ci credi.
E soprattuto: tutto il mondo è paese.
Se conosci tanta gente, se ti crei una rete di contatti, solo così hai più possibilità di trovare un lavoro, esattamente come in Italia. La differenza sta che se lavori full time, in una settimana ti paghi un mese di affitto e avanzi anche dei soldi.
Certo dipende sempre da che lavoro fai. Le possibilità ci sono…basta non avere fretta, avere pazienza, continuare a provarci, perseverare e non darsi per vinti. E’ faticoso, ma nessuno ha detto che sarebbe stato facile. Mi vengono in mente le parole nella lettera di nonna Fiorella pre-partenza, in cui mi diceva che sarebbe stato difficile e faticoso. Al tempo le ho considerate parole dure, che forse non vanno dette a una persona che sta per partire per l’altra parte del mondo che ha solo voglia di mettersi in gioco, ed avere pensieri postivi. Ma la saggia nonna aveva ragione. Solo che non pensavo di sbattere così violentemente contro un muro di cemento ai 100 all’ora.
E dopo un mese (sia chiaro non mi sto lamentando, voglio essere onesta con voi, e dirvi semplicemente cosa penso e cosa mi sta succedendo dall’altra parte del mondo) che sono qui, tra le mani ho:
  • una lista infinita di studi di architetti a cui ho mandato il cv (mettiamo che su 60 mi hanno risposto in 15 dicendomi che in questo momento non hanno bisogno…è una percentuale abbastanza bassa non credete?) e una lista a cui devo ancora mandarlo
  • un lavoro come cameriera due sere a settimana nel week end con cui non pago neanche l’affitto ma per cui ringrazio infinitamente. Il culo che mi sono fatta quest’estate in Trentino mi ha permesso di poter avere un lavoro solo due sere a settimana (per il momento) oltre ad avermi insegnato un sacco di cose con cui non devo fare più i conti adesso
  • un lavoro da maestrina di italiano una volta a settimana, a Martin, architetto pure lui, di Glasgow, che è qui da 4 anni, ha preso da poco il visto permanente e mi ha fatto tornare la speranza (che va e viene dipende dai giorni) nella possibilità di trovare un lavoro nel mio campo (comunque l’idea di insegnare non la escludo…perchè mi piace assai!)
  • due compagni di camera assolutamente magnifici, che non russano (scorreggiano e ruttano ma non è niente di nuovo), che sono allegri e mi fanno ridere, che mi rendono partecipe delle loro vite, con cui condivido gioie e dolori oltre che la camera…e soprattutto mi distraggono
  • una bici da “corsa” un po’ malandata ma l’importante è che vada avanti e che mi permetta di risparmiare quei 40$ di trasporti pubblici a settimana
  • ancora voglia di provarci, di stare qui e di esplorare (in futuro) questo paese, che lo scrittore Bryson ama così tanto e che in qualche modo è riuscito a incuriosire anche a me con le sue pagine (grazie Angela per quel magnifico regalo di compleanno!)
  • pochi amici, ma non sento il bisogno di averne di più. Ilaria è tornata a Sydney, la sua casa australiana. Ma non mi sento sola, non è mai stato un problema per me fare le cose da sola. Ho dei coinquilini con cui vado molto d’accordo per fortuna, che mi coinvolgono in (quasi) tutto, ma i miei amici sono altri. Voi, AMICI, mi mancate. E poi qui si tende a non affezionarsi troppo alle persone. Le amicizie sono superficiali, forse a causa della consapevolezza che la permanenza qui con il nostro tipo di visto è temporanea. Ma sono qui da troppo poco tempo ancora per poter dire con sicurezza queste cose. Sono solo sensazioni del primo mese.
A proposito di rapporti umani, ho ritrovato una nota scritta una sera tornando a casa da lavoro, sapevo che prima o poi mi sarebbe tornata utile: “Mi ritrovo a spiare le conversazioni telefoniche tra quello seduto vicino a me in tram (che non ha alzato lo sguardo dall’IPhone neanche per un secondo) e la donna che, a quanto pare, ha incontrato stasera. Si sono conosciuti si Tinder (lo so perchè il nome su tinder mentre sfogliava le sue foto corrisponde a quello segnato sul messaggio inviato). Aldo e Tori. questi sono i loro nomi. A quanto pare lei è tornata a casa in bici e lui, seduto sul tram qui vicino a me, le scrive messaggi pieni di faccine dicendole che si sente “lazy” (pigro) in confronto a lei. Le scrive “ci vediamo presto”, e dopo inizia a guardare impaziente il telefono aspettando una risposta. Finalmente lei risponde che è stato bello incontrarlo stasera. Lui inserisce troppe faccine nei messaggi di risposta. Troppe per i miei gusti. Chissà se si rivedranno ancora.”
Melbourne è grossa e anche se c’è tanta gente ho l’impressione che non sia così facile conoscere persone interessanti. Persino tramite i social network diventa difficile.
E’ una città che ti regala incontri casuali, incontri superficiali, sorrisi random, ubriaconi per le strade che urlano, artisti di strada, bravissimi musicisti…ma pochi rapporti veri.
La gente va e viene, ed è diffidente ed egoista. Si deve esserlo a volte per la propria salute mentale e per la propria sopravvivenza (soprattutto se si tratta di lavoro).
Non ho sentito nessuno per il momento che mi abbia detto che gli australiani siano un popolo socievole, solare. Anzi tutto l’opposto. Tutti all’inizio mi dicevano: “se vuoi rimanere qui trovati un fidanzato australiano!”. Ma come si fa?
Per il momento non saprei dirvi cosa penso di loro. Non ne ho ancora incontrati di veri australiani…gli unici che ho incontrato erano per metà italiani, e anche se sono nati qui, la terronaggine italiana un po’ rimane nel sangue secondo me.
Gli australiani vanno scalzi per strada e sui tram (in centro non in spiaggia sia chiaro), ma non ho capito se è una questione culturale o perchè si sentono più liberi o perchè va di moda.
Ora mamma Delia penserà: “parla lei che gira sempre scalza come la tribù dei piedi neri!!!!”.
E’ vero, lo faccio, ma non sono ancora a quei livelli.
Gli australiani sono dei boni senza senso posso dirlo! Ieri ero in giro con Tj in centro e ogni metro lui me ne indicava uno….gay, gay, gay…..gay. Melbourne è piena di gay australiani e non, purtroppo (Daniela me l’aveva detto!). Purtroppo perchè c’è meno possibilità per noi donne etero accidenti!
Ma queste sono solo piccolezze.
Perchè in realtà Melbourne è una città magnifica, che io non ho ancora avuto tempo di esplorare, che ti regala graffiti stupendi dietro angoli nascosti, locali alternativi con musica dal vivo, festival musicali, ristoranti di ogni tipo anche vegetariani, un buon gelato e anche buona pizza, tramonti mozzafiato e bellissime spiagge…e i pinguini che vivono in mezzo agli scogli di un vecchio molo ristrutturato, proprio vicino a casa. E poi ci sono profumi che mi ricordano altri paesi esotici e opossum nei parchi cittadini circondati da grattacieli, come se fossero gli scoiattoli del Valentino, che vogliono fare amicizia (o attaccarti…visto che a quanto pare sono animali feroci!).
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Insomma è un momento in cui non riesco a godermi appieno la città perchè ho sempre “l’ansia” del mandare/portare curriculum, del trovare un lavoro, del non spendere soldi e quindi non poter uscire tutti i giorni alla ricerca di qualche bel localino…ma ammetto che ogni giorno mi riserva qualche piccola scoperta o anche solo un sorriso.
Ad esempio ieri mattina avevo bisogno di una pausa dal computer e ho incontrato Tj in centro per dargli una cosa che aveva dimenticato a casa, e finalmente sono andata al Queen Victoria Market…che con le sue bancarelle di frutta e verdura mi ha fatto sentire un po’ come a Porta Palazzo (senza guardare ai prezzi eh).
Invece nel pomeriggio con Gabriele siamo andati da Frozen Yogurt (non si chiama così ma è uguale) proprio come quello di Pittsburgh…dove scegli il gusto e lo riempi di schifezze e paghi in base al peso. Poi siamo andati fino allo skate park che c’è lungo il mare…e non so dirvi quale sia stato il panorama migliore.
Ogni tanto qualche distrazione genuina ci vuole. 😀
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P.S. Ho una notizia da darvi…l’acqua nel lavandino gira in senso antiorario (proprio come nella puntata dei Simpson)!