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Perdite e nuovi inizi

E niente. Sono stati mesi intensissimi. Dopo mesi di calma e noia più assoluta, febbraio e marzo, e diciamo anche aprile sono stati semplicemente un vortice di emozioni e avvenimenti.
Se vi ricordate, in linea con il mio proposito dell’anno nuovo di occuparmi di più e meglio del mio corpo e della mia mente, recentemente ho deciso di fare pulizia nella mia vita. E quando parlo di pulizia, non parlo solo delle persone e delle energie negative che mi circondavano. La negatività e le tossine le assimiliamo anche attraverso cosa introduciamo nel nostro corpo. E quindi ho deciso di ridurre/eliminare alcuni alimenti (non sono diventata vegana o gluten free, ma soltanto più consapevole di ciò che mangio, e bevo), ma soprattutto…ho smesso di fumare! Qualche coincidenza ha aiutato, tipo che la mia coinquilina abbia deciso anche lei di smettere la settimana prima (senza dirmelo) e che ho passato molto tempo con persone che non fumano. In più, se pensate a quanto costa un pacchetto di tabacco qui, ridicolo. Molto più importante, sono arrivata alla logica conclusione che non ha alcun senso preoccuparmi di cambiare le mie abitudini alimentari e la mia dieta pensando che fa bene all’ambiente, al mondo e anche al mio corpo e poi farmi del male fumando. Quindi insomma, ho smesso da un giorno all’altro, e non ho più ricominciato. Questo ormai più di due mesi fa.
Da quando ho preso queste decisioni, nella mia vita è cambiato qualcosa.
Ovviamente.
E il potere dell’Australia ha colpito ancora.
O semplicemente, quando si comincia a guardare la propria vita da una prospettiva diversa, le possibilità che la sfiga ci perseguiti si abbassano.
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Ritorno alla vita

Interrompo il silenzio radio.
Venerdì 28 Ottobre ho consegnato l’ultimo paper del semestre!
Le lezioni sono finite un paio di settimane prima, ma io sono stata completamente risucchiata dalle ultime due consegne, più il lavoro…insomma la mia vita si è ridotta per un lungo periodo a casa-università-lavoro.
Se devo essere sincera, quella di ricominciare a lavorare per MissV, anche se per poche ore a settimana, non è stata una grande idea. Ho faticato a stare dietro a tutto. Ed è soprattutto colpa mia e della mia incapacità di gestirmi il tempo e usarlo invece a procrastinare. Adoro procrastinare. Ecco un’idea… https://www.youtube.com/watch?v=37wR_TWdVy0
Però alla fine ce l’ho fatta, sputando sangue e ogni tanto quasi piangendo, consegnando qualche paper in ritardo, limitando la mia vita sociale quasi a zero e scomparendo quasi del tutto. E il primo anno di master è finito! Incredibile, mi sembra di aver iniziato ieri!
Ammetto però che ci sono stati un po’ di cambiamenti nella mia vita negli ultimi mesi. Continua a leggere Ritorno alla vita

Back on the road

E’ passato un mese dall’ultimo post e ne sembrano passati 3 da quante cose son successe.
Quindi procediamo con ordine.

Vi avevo lasciati con il fiato sospeso rispetto all’ultima e definitiva visita dal dottore.
Il 24 agosto sono arrivata al St Vincent Hospital sperando che fosse l’ultima e dopo aver fatto gli ultimi Xrays, ho aspettato ben 2 ore prima di essere chiamata. Nell’attesa ho fatto amicizia con una simpatica coppia italo australiana scocciata come me di aspettare e vedere tutti quelli arrivati dopo, passare prima di noi perchè avevano appuntamento con un dottore che non era del reparto ortopedico.
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Essere come Pollyanna

IMG_7706Vi sto scrivendo da qua, adesso c’è il sole ma fino a 10 minuti fa pioveva a dirotto e scommetto che lo rifarà a breve.

Le giornate si accorciano. Alle 5.30 di pomeriggio è già buio pesto, e alle 9 viene già voglia di andare sotto al piumone. Devo abituarmi di nuovo al clima invernale. Mi ostino ad andare in giro con i vestiti autunnali, ma ho come l’impressione che tra qualche settimana non si potrà più.

Ho anche acceso la stufa, quella a legna, perchè con tutte ste finestre, in casa fa freddo, e mi viene in mente quando ero in montagna e la mattina non mi volevo alzare dal letto perchè faceva troppo freddo per andare in bagno o anche solo per togliersi il piumone.
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Non è che siamo già a quei livelli, ma qui le case vecchie non hanno il riscaldamento…quindi giro con la stufetta elettrica ogni volta che cambio camera.
Ah si, sabato ho fatto il trasloco nella casa nuova! Che in realtà è una casa vecchia, molto vecchia, con pavimento di legno e mobili antichi, un sacco di quadri stile “aborigenal art” e un sacco di vasi, vasetti e ciapapuer che a mamma piacerebbero un sacco!
E poi c’è un enorme backyard, giardino sul retro, con anche un piccolo orto, e ora che ci penso ci sono dei pomodori che dovrei raccogliere prima che marciscano.
Avrò un giardiniere che una volta al mese verrà ad occuparsi del giardino e dell’orto.
Ieri ho fatto le pulizie generali, non perchè sia diventata maniaca delle pulizie, ma perchè sembrava  come se nessuno passasse un’aspirapolvere da mesi. Dopo lavoro mi sono portata il mio carrettino a casa, con aspirapolvere, prodotti e pezze, e ci ho messo 3 ore per pulire tutto…e non ho neanche pulito tutto.
La cucina è fatta tutta di legno, compresi i piani di lavoro, che ovviamente erano pieni di schifo appiccicoso…non che adesso sia andato via eh…ma va molto meglio.
Come dicevo a Emi qualche giorno fa ho fatto alcuni accorgimenti…tipo mettere i cucchiai per cucinare vicino ai fornelli e non in qualche cassetto alla rinfusa, ho spostato sedie e tavolini, messo un cestino in bagno e comprato un tappetino. Piccole cose per rendermi la vita più facile in quella che non è casa mia ma lo sarà per i prossimi mesi (almeno fino a fine agosto).
C’è un’altra novità di cui non vi ho ancora parlato, perchè volevo prima capire come sarebbe andata la cosa.
E’ da un paio di settimane che vado a riunione di Greenpeace!
Non ho ancora fatto nulla di concreto, e con il mio visto non so neanche quante possibilità avrò di fare attività serie….forse c’è il rischio che mi bandiscano dall’Australia per sempre?! Non lo so, ma meglio non rischiare.

Piove di nuovo. Cosa vi avevo detto?!
Saranno passati 10 minuti al massimo.
Tempo pazzo di Melbourne.

Inizia ad essere un problema per quando vado a lavorare. Mi sono spostata di quartiere per essere più vicino al lavoro, ma questi primi tre giorni di permanenza non sono stati proprio fortunati!

EPISODIO 1 – Domenica festa della mamma
Premessa: Sabato sera al ristorante c’è stato un semi delirio. Molti gruppi, tutte le tovaglie sporche. Quando la nonna Anita a fine serata se n’è andata a casa dicendo che lei le tovaglie quella sera non le avrebbe lavate e che l’indomani, festa della mamma (ristorante pieno) avremmo recuperato quelle usate, ad Angela stava quasi venendo un esaurimento nervoso.
Quindi, dopo averla ascoltata, consolata e averla lasciata sfogare, mi sono offerta di lavare io le tovaglie, stenderle, piegarle e portarle il giorno dopo.
“Adesso che abito vicino è più facile!”- ho pensato.
Primo errore: mai sottovalutare il tempo di Melbourne.
Sono tornata a casa, ho lavato tutto, stesso tutto, FUORI, e andata a dormire.
Domenica dovevo essere al ristorante alle 9, per pulizie e preparazione dei tavoli.
Sveglia alle 7.30…mi sveglio con una strana sensazione. “Piove! Cazzo le tovaglie stese fuori!”
Corro fuori, prendo le tovaglie, accendo la stufetta elettrica e le piazzo li davanti sperando e pregando che in mezz’ora asciughino, perchè ovviamente non posso andare in bici, ciò vuol dire che per andare al ristorante non ci vorranno solo 15 minuti ma 40 (se riesco a prendere un mezzo pubblico, altrimenti un’ora!).
In mezz’ora ho asciugato per modo di dire le tovaglie e le ho piegate, messe in un doppio sacchetto e preso velocemente un caffè, perchè in casa non ho nient’altro visto che non ho avuto tempo di fare la spesa sabato.
Molto indecisa se aspettare o no il tram, decido di incamminarmi a piedi, e per fortuna arriva un bus alle 9, l’ora in cui sarei dovuta già essere al ristorante.
Secondo errore: non mi sono portata le scarpe di ricambio!
Dopo 10 minuti avevo i piedi completamente zuppi, ma era troppo tardi per tornare indietro, o io sono troppo pigra. Quindi sono stata per gran parte della mattinata con i piedi zuppi, ma nel momento in cui inizi a correre tra un tavolo e l’altro, questi non son più grossi problemi!
La giornata “Mother’s Day” è finita alle 10, presto rispetto a quello che mi immaginavo, con un messaggio di Miss V che mi diceva che l’indomani avrei lavorato dalle 7 alle 11 di mattina.

E io che speravo di stare a letto tutto il giorno dopo.

EPISODIO 2 – Lunedì
Mi sono svegliata con i piedi doloranti, cosa che non mi capitava da quest’estate quando ero in Trentino a lavorare.
Causa lavoro aggiunto all’ultimo, lunedì sveglia alle 5.30 (e c’è gente che lo fa tutti i giorni, se non più presto…ma come si fa??)
Decido di andare in bici a Collingwood, non piove tanto, solo quella pioggerellina fastidiosa, quindi posso anche non mettermi la giaccavento.
Esco di casa alle 6.30, tempo 100m realizzo che arriverò alla meta completamente fradicia perchè con questo cavolo di vento di Melbourne, quella che è pioggerellina, si trasforma in un temporale…soprattutto quando vai in bici!
Ovviamente quando ero a metà strada ha smesso di piovere ed è quasi uscito il sole, ma io intanto ero completamente fradicia.

Dopo il lavoro mi sono fatta un giro a Fitzroy tornando a casa e mi sono imbattuta in qualche meraviglia. E’ pieno di vecchi magazzini, o fabbriche, rifunzionalizzate ad appartamenti.
Così come se percorri Fitzroy St, che è una stradina secondaria parallela a Brunswick St (curioso come questa via si trovi a Fitzroy e non a Brunswick), ti puoi imbattere in casettine piccine picciò ma anche in parcheggi a pagamento ricavati da vecchi edifici (credo) ricoperti di graffiti che cambiano gradazione di colore nei diversi settori.

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Mi sento come Pollyanna con il suo “gioco della felicità” e il vedere il positivo in tutte le cose.

C’è di nuovo il sole, e il cielo azzurro. Ma non fidarsi è meglio, soprattuto qui.

Comunque, a parte le disavventure con la pioggia, nella casa tutta per me sto bene, anche se è enorme.
Sono davvero mooooolto più vicino al garage di Miss V, e al ristorante. La zona è piena di piste ciclabili e sono comunque 40$ di trasporti a settimana risparmiati, per non parlare della comodità.
E dei vantaggi del vivere da soli.
Certo ogni tanto, soprattutto visto che è da 4 mesi che vivo con almeno altre 2 persone, è strano entrare in casa e non avere nessuno da salutare (piove di nuovo comunque), però è anche bello avere i momenti di pace in cui accendere un incenso e la mia musica, senza preoccuparsi di disturbare nessuno.

Alla fine non tutti i mali vengono per nuocere.
E c’è di nuovo il sole.

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Non è bello il mio nuovo giardino???!!!

Riflessioni_1

E’ arrivato il momento del post riflessivo.

Non so bene da dove iniziare, ma come si fa a non essere riflessivi quando la tua coinquilina esordisce dicendo che è stato un giorno di merda e quando, dopo che scoppia a piangere, le chiedi cos’è successo, ti dice che un suo conoscente ha perso la vita nell’incidente aereo Germanwings del 24/03/2015.
Non so bene se fosse un suo amico intimo o se fosse solo un conoscente, ma certo è che una cosa così ti rimane in testa. E’ rimasta a me.
Pensiamo sempre che le cose debbano succedere agli altri, e quando capitano cose così in televisione sono comunque avvenimenti che non ci riguardano direttamente e solo i più sensibili, tipo mia nonna, rimangono shoccati davanti alla tragedia…tutti noi ci indigniamo, ci rattristiamo ma molte volte è come se stessimo guardando un film drammatico in cui durante un incidente aereo perdono la vita molte persone. Nei film però c’è sempre l’eroe, la storia d’amore anche nel dramma e c’è sempre qualcuno che sopravvive.
In questo incidente non è sopravvissuto nessuno.
E non è più come guardare un film quando qualcuno che conosci è coinvolto direttamente.
Mi sono ritrovata a pensare spesso durante le mie 8mila ore di volo per venire qui in Australia, visti tutti gli incidenti aerei dell’ultimo anno, a ogni vuoto d’aria “E se non fosse solo un semplice vuoto d’aria?”, “cosa succede quando l’aereo precipita?”. Non è per essere drammatica o per mettere ansia…ma sono pensieri che si hanno quando si vola da soli per molte ore. E sono pensieri che tengono costantemente sospesi la mia nonnina, ad esempio, quando mamma è in viaggio. Prima non potevo neanche immaginare come sta male, e come sia sollevata ogni volta che mamma la chiama da Malpensa. Ora invece posso immaginarlo, perchè quell’ansia da volo aereo che non ho mai avuto in vita mia, ha pervaso il mio corpo e la mia testa per molti attimi durante il lungo viaggio.
DOBBIAMO SMETTERLA DI PENSARE E ATTEGGIARCI COME SE FOSSIMO IMMORTALI.
Gli incidenti capitano sempre, tutti i giorni.
Giusto qualche giorno fa qui vicino a Melbourne una ragazza è stata uccisa mentre tornava a casa dalla sua corsa serale, senza un apparente motivo. Ma certo non possiamo smettere di uscire perchè abbiamo paura che ci capiti qualcosa, e neanche smettere di viaggiare o di andare in bicicletta di notte.
Forse dovremmo semplicemente essere più presenti con la mente e con il corpo. Per noi stessi e per quelli che ci vogliono bene, perchè appunto gli incidenti capitano quando meno te lo aspetti.
E qui mi collego a un’altra riflessione di questi giorni.
Ogni mattina, da due settimane a questa parte, prendo il treno, presto la mattina, per andare a lavoro. E ogni giorno da due settimane a questa parte osservo la gente sul treno.
Ho la mia musica nelle orecchie certo, ma tutti gli altri se non stanno sfruttando gli ultimi minuti di sonno prima di entrare in ufficio, sono con gli occhi fissi sul proprio IPhone o Samsung.
Non voglio fare la moralista, non voglio annoiarvi, e probabilmente sto dicendo qualcosa che tutti voi già pensate, o di cui avete già discusso, letto, sentito parlare ecc…se vi state annoiando smettete di leggere, perchè questo è solo e puramente uno sfogo.
La mattina sul treno divento profondamente triste davanti a scene del genere. Che sia su Facebook, CandyCrush, Whatsapp, Grinder, Tinder, Mail, Il sito di qualche giornale, è triste vedere che nessuno si assapora gli ultimi minuti di libertà prima di mettere in moto il cervello; che sono pochi quelli che leggono un libro con le pagine di carta e ancora meno quelli che osservano fuori dal finestrino o le altre persone sul treno.
Probabilmente è solo noia, o forse è solo perchè tutti lo fanno e ci si annoia appunto a guardare uno che guarda il cellulare e allora inizi a guardare il tuo cellulare anche tu?! Capita anche a me, non fraintendetemi…ma mi chiedo come sia possibile che si abbia tutta sta voglia di stare incollati a un cellulare alle 7 di mattina quando io vorrei solo appoggiare la testa al finestrino (cosa che faccio abitualmente, anche quando torno a casa talmente sono stanca) con una playlist rilassante e dormire????
Perchè perdiamo tempo su un telefono invece di dedicare alcuni minuti solo a noi stessi, al nostro corpo alla nostra mente, prima di metterci in moto per le 8 ore lavorative?! Certo penserete “qual è lo scopo del godersi la vita e pensare al proprio benessere se tanto poi c’è la possibilità che la nostra vita finisca domani”. Non volevo finire nel macabro ma è quello che stavate pensando vero?
Il fatto è che non è utile e neanche salutare vivere così.
Un’altra riflessione di questi giorni è che il difetto (forse il maggiore) del vivere in grandi città come Melbourne è la sensazione di estraniazione perenne.
Quando cammini per strada e ci sono persone (perlopiù asiatici) che ti sbattono contro perchè, guarda caso, stavano guardando il cellulare camminando; la fretta durante le ore di punta la mattina, gli sguardi assenti (o addormentati) delle persone, tante formichine che camminano in modo disordinato (quindi neanche come formiche) all’interno della stazione per raggiungere il proprio binario. Da un certo punto di vista vivere nelle grandi città è bello perchè a nessuno importa di come sei vestito, di che scarpe hai, di come hai i capelli, se puzzi, se sei scalzo o se sei in ciabatte; da un altro punto di vista è estremamente logorante sentirsi nessuno in mezzo a tutti. Semplicemente l’unicità e l’autenticità di ognuno di noi viene meno. E nessuno è speciale per nessuno.
Io però oggi ho pulito una casa stupenda. Non tanto per l’arredamento, ma perchè aveva uno back yard gigante che ti dava la sensazione di non essere neanche a Melbourne. Ho subito pensato che vorrei vivere in una casa così quando sarò vecchia…ma anche adesso perchè no!
Ecco, Melbourne non è solo caos, stazioni e folla…se trovi la tua oasi di pace puoi anche sentirti un essere umano pensante.
Ci tenevo a regalarvi questi miei pensieri, perchè non è facile parlarvi di queste cose via skype. Mi mancano le serate filosofiche a casa di Giovanni in cui alla fine ci ritrovavamo a parlare dei problemi esistenziali della vita. Quindi visto che Gio e in Africa, Isa è a Malta e io sono qui, il modo migliore per condividere certe riflessioni è questo blog.

Miss V

Nell’ultimo post vi ho accennato che ci sarebbero state buone nuove d’oltreoceano.

Ebbene (alcuni di voi lo sapranno già) ho trovato un lavoro (un altro!) che non ha nulla a che fare con l’architettura, ma almeno mi da da vivere e per il momento sono contenta così.
Si tratta di un lavoro come omina delle pulizie presso Miss V.
Vanessa aka Miss V è una simpatica ragazza che ha messo su un cleaner service eco. Eco perchè si usano prodotti esclusivamente naturali, e tools (strumenti) provenienti, solo alcuni eh, dalla Germania.
Come l’ho trovato vi chiederete voi. Abbastanza semplice direi: me ne ha parlato Alice, Santa Alice, che aveva lavorato per Miss V quando viveva a Melbourne. Avevo provveduto a contattarla quando ancora ero in Italia, e circa tre settimane fa ho ricevuto una sua risposta che diceva di aver bisogno di qualcuno perchè era rimasta senza alcune persone. Ci siamo incontrate nel suo ufficio, se così si può chiamare, che profuma dei prodotti che usiamo per pulire, pieno di piante grasse e piante normali.

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Ed eccomi qui nelle vesti di Cinderella con quel fantastico spolverino che mi fa sentire più pin up!

L’incontro è stato molto informale, ci siamo conosciute, abbiamo chiccherato per 15 minuti e mi ha detto che mi avrebbe contattata. E’ così è stato! Infatti dopo circa una settimana ho fatto il primo training con Jade, una ragazza carina che mi ha spiegato per bene come utilizzare i prodotti…e poi sapete, per quanto possa essere intuitivo pulire le case, si danno spesso troppe cose per scontato e ogni casa è diversa, ogni proprietario è diverso e vuole che il lavoro sia fatto in un certo modo.

Adesso è un paio di settimane che lavoro per Miss V e ci ho preso la mano, e vi dirò che mi piace anche. Spray and mop, vacum and mop, spray spray and mop….(spruzza e lava, lava e spruzza…quello è fondamentalmente quello che faccio. Pensate al film Karate Kid).
Ne sono entusiasta sia perchè è finito il mio periodo di cazzeggio/depressione casalinga e poi perchè vedo case arredate bene, e sogno….
Eh si, stare in casa di altri mi da un sacco di stimoli architettonici, in più, anche se si lavora in coppia, ognuno ha il suo compito e la propria musica nelle orecchie che da il ritmo giusto per lavorare, e il tempo vola.
Arrivo a casa distrutta ma soddisfatta. E soprattutto ho il pomeriggio libero per occuparmi delle mie cose.
Poi ieri è arrivata diciamo una “mazzata”.
Lavoro alle 7.30 di mattina…quindi sveglia alle 6, prendi il treno, raggiungi il posto…il posto in questione, come Vanessa ci aveva detto, era un ufficio dentro una casa, quindi dovevamo pulire prima l’ufficio e poi occuparci del resto delle camere prima che arrivasse il personale.
Mmmmmm…quale strano soggetto potrebbe mai avere l’ufficio in casa propria. La cosa mi puzzava parecchio (credo abbiate già capito voi), di quella puzza acre, che ti mette a disagio…poi appena sono entrata ho capito perchè.
Era la casa-studio di un architetto.
In un primo momento ho pensato “chissene frega, è un lavoro che mi dà da vivere”, ma poi ho iniziato a fantasticare sul come utilizzare il mio lavoro di omina delle pulizie per trovare altri lavori. Non nego che è stato parecchio frustrante vedere tutti i campioni di materiali, piastrelle, moquette, tavole arrotolate di piante di appartamenti…”cazzo”- ho pensato – “io dovrei essere quella che entra alle 9 in ufficio per lavorare su un mac, non entrare in ufficio alle 7.30 per pulire l’ufficio in questione”.
Ma comunque, come dice Tj, arriverà anche quello. Tutto sta nell’”essere nel posto giusto al momento giusto”. Non sarà per sempre. Voglio e posso ritenermi fortunata perchè ho trovato questo lavoro e non faccio la cameriera come tutti, cosa che decisamente non mi piace più. Ne ho abbastanza di sorridere sempre alle persone e scusarmi con i clienti per errori che fanno altri, ne ho basta di portare pile di piatti e tornare a casa con i crampi alle mani, di ripetere sempre lo stesso identico menù, e non avere delle conversazioni normali. Pulendo le case sono da sola, con i miei pensieri che solo il rumore dell’aspirapolvere può interrompere.
Meno male che c’è Tj in casa.
[apro parentesi per dirvi quanto io stia bene con Tj in questo periodo…ci capiamo sempre al volo, ridiamo un sacco, parliamo un sacco, condividiamo gioie e dolori, pasti e frullati. Sono fortunata ad averlo adesso. Chiudo parentesi]
La ragazza che ha preso il posto di Gabriele (che domani parte per la Thailandia…buon viaggiooooo!!) è una ragazza tedesca, di 20 e qualcosa anni…che va a lezione tutti i pomeriggi dalle 5 alle 8 e per il resto della giornata sta a casa al computer passiva. Meno male che ho le mattine occupate perchè sarebbe una situazione insostenibile stare in 3 seduti a un tavolo, visto che nessuno ha la propria scrivania.
Per questo motivo sto anche cercando casa…più vicino al lavoro ma soprattutto nella zona dove vivevo appena sono arrivata, il primo amore non si scorda mai. La cosa assurda è che per quanto la stanza attuale sia economica, per essere una tripla è molto cara! Posso facilmente trovare una singola pagando una cinquantina di dollari in più, ed evitare tutti gli stress legati alla condivisione di una stanza.
Non fraintendetemi, non ho davvero nessun problema a vivere con Tj, sono totalmente a mio agio..ma i problemi arrivano quando in casa si è in 5, di cui 3 lavorano la mattina…quindi vari problemi di bagno ecc…insomma dopo quasi due mesi qui ho assolutamente bisogno della mia camera. Sarà una lunga ricerca ma non demordo. Auguratemi buona fortuna!

Una bella famiglia

Vi voglio raccontare del mio lavoretto.
Non quello del mandare 50 CV al giorno, ma quello che mi tiene impegnata 4 ore a sera venerdì e sabato.
Angela è la mia “titolare” (ma è difficile stabilire i ruoli visto che è un ristorante a conduzione familiare), Anita è la “nonna” che in realtà è la mamma di Angela, cammina piano, anche un po’ zoppicante, parla inglese/italiano/dialetto, il papà di Angela non mi ricordo come si chiama, ma è il burbero della situazione, quello che fa battute che capisce solo lui. Anna è l’aiuto cuoco, abruzzese, parla inglese talmente veloce con fortissimo accento italiano che faccio difficoltà a capirla, ma fa ridere. Arpet è l’indiano lavapiatti, studente di account (non so come si traduce in italiano, forse ragioneria?), di New Dehli. Poi c’è il pizzaiolo che prima era Giuseppe e adesso è Alberto, della provincia di Siracusa. Le pizze le fa bene!
Questa è la grande famiglia del ristorante pizzeria Woodstock (lo so, strano nome per un ristorante italiano).
Fino all’anno scorso era pieno sia a pranzo che a cena, e adesso il sabato sera si fanno una media di 10 tavoli.
C’è stata una sparatoria l’anno scorso (non ditelo a mia nonna!), e hanno aperto un altro ristorante su Lygon St, dove c’è la maggior parte dei ristoranti italiani, quindi tra il brutto episodio e il fatto che la zona è un po’ isolata, viene poca gente. Ma quella che viene a mangiare fa parte della grande famiglia!
Inizio a ricordarmi le facce dei clienti, molti mi fanno i complimenti (si anche per l’inglese!! yeeee), mi fanno domande personali, poi dietro al banco, tra un “prepara quel tavolo, metti l’acqua in frigo, vai al tavolo 2”, Angela riesce anche a raccontarmi la storia dei clienti.
[Inizia a piovere. Dopo due giorni di caldo soffocante finalmente oggi c’è il vento e si respira. Stanotte per la prima volta ho dormito completamente senza lenzuolo.
Chiudo parentesi]
Quindi posso assicurarvi che vado al lavoro con piacere, e mi dispiace anche (non solo per i soldi) non poterci lavorare anche il resto della settimana. Dopo la brutta esperienza di quest’estate in Trentino, mi mancava l’ambiente famigliare, dove esiste la comunicazione, dove non sei sempre con un mirino puntato in fronte, e dove realmente sei una parte importante, e direi anche fondamentale, dello staff.
La scorsa settimana erano finiti i gnocchi, che la “nonna” Anita prepara freschi ogni giorno. Quindi in fretta e furia sono state messe a bollire le patate, preparata la farina e via di gnocchetti…mi è venuta in mente la mia nonnina, e quando facciamo/mangiamo i suoi gnocchi e quindi ho fatto una foto. Anita e Anna erano tutte contente e allegre quando ho detto che con la nonna Edera faccio i gnocchi e che le avrei fatto vedere la foto.
Quindi a fine serata, prima di andare a casa, mentre mi stavo mangiando la mia pizza, Anita mi ha chiesto di vedere la foto della Nonna.
Trovate le differenze.
gnocchi
E poi ho fatto vedere la anche la foto della mamma, per poi siamo passare alle domande:
  • quanti anni ha la nonna?
  • la nonna vive con la mamma? (erano sconvolti quando hanno scoperto che da noi le nonne vivono anche da sole nella loro casa!!)
  • le leggi italiane per le coppie di fatto…quali leggi???!!!! (sconvolti anche per questo)
  • lavoro di mamma e papà
  • ho fratelli o sorelle?
  • Mi piace l’Australia?
  • come mai vado in bicicletta….(perchè ci metto 40 minuti invece che 1h e non spendo 40$ a settimana. Mi sembra una buona motivazione no? Oltre al fatto che almeno mi muovo un po’!)
E bello quando ti senti a tuo agio in un ambiente lavorativo, non ti si deve più dire cosa fare e come farlo, quando non hai più gli occhi dei capi addosso che controllano ogni tua mossa, quando ti vengono date le mance (non molte ma divise equamente e non in base al ruolo), e quando la paga serale viene arrotondata per eccesso. Vuol dire che qualcosa di buono lo sto facendo, no?
E poi quando la “nonna” ti offre il gelato, ti offre la pasta…non faccio altro che mangiare! E mi sembra brutto dire di no, come quando vado a mangiare dalla mia di nonna. Sento che si preoccupano per me.
E poi a fine turno mi salutano con un:”Stai attenta con la bicicletta!”.