Rinnovare il passaporto a Melbourne

Se vi manca l’arroganza e l’atteggiamento di superiorità e menefreghismo di chi lavora negli uffici pubblici italiani, fate visita al Consolato Generale d’Italia a Melbourne. Vi scalderà il cuore e vi sentirete di nuovo a casa. E poi, dopo un tuffo di qualche secondo in madrepatria, vi ricorderete cosa non vi manca, e tutte le ragioni che vi hanno portato dall’altra parte del mondo.

Qualcuno afferma che gli australiani, con i loro modi gentili e affabili, sono fake, falsi. Che è tutta facciata, che sono superficiali con tutti i loro modi gentili e affabili.

Non mi soggermerò sul carattere degli australiani, questo è argomento per un post a parte. Può anche essere vero, che facciano finta, può essere vero in alcuni casi, può essere semplicemente una differenza culturale, o semplicemente non hanno nessun motivo per essere nervosi e scontrosi, dipende dai punti di vista. Onestamente io preferisco un australiano falso che però mi sorride e mi tratta bene, piuttosto che gli impiegati degli uffici pubblici italiani. Scontrosi e già nervosi alle 9 di mattina.

Venerdì di due settimane fa sono dovuta andare al consolato per il rinnovo del passaporto. Ci tengo a precisare alcune cose prima di raccontarvi la mia esperienza.

  1. Prima di andare fisicamente in consolato, si deve prenotare l’appuntamento online qui https://consmelbourne.esteri.it .Quando si apre la pagina con il calendario con i giorni disponibili, ci sono i giorni rossi, arancioni e verdi, a seconda della disponibilità. A quanto pare erano sovraccarichi di lavoro prima, perchè il mio appuntamento l’ho prenotato almeno 3 mesi fa per il 10 ottobre, per poi scoprire giovedì che c’era posto per il venerdì mattina. Quindi fondamentalmente, prenotare mesi prima serve a poco. Basta monitorare il calendario costantemente. AAhh…l’efficienza.
  2. Quando prenoti un appuntamento per un giorno dopo qualche mese, devi anche ricordarti di confermare l’appuntamento (ma arriva una mail).
  3. Il consolato, che apre alle 9 in punto, è abbastanza lontano da casa mia.  A un’ora di tram. Quindi, prima di mettermi in viaggio, mi sono  assicurata più volte di avere tutti i documenti necessari quel giorno (passaporto vecchio, richiesta passaporto compilata, visto valido, due fototessere, una busta express post with signature e €184.30 in contanti)!  Ovviamente, come sempre in Italia, le cose non erano chiare sulla lista di documenti necessari. E me ne mancava il visto che per fortuna avevo salvato sulla mail e recuperato sul momento.
  4. Se si è iscritti all’AIRE (obbligatorio quando si vive più di tot mesi all’estero), si è residenti nel paese dove si vive e non più in Italia. E sui documenti che si presentano in consolato si deve specificare l’indirizzo di residenza di Melbourne!
  5. Quando si entra, il personale ti accoglie parlando in italiano. Che ha anche senso, se non fosse che gli italiani non sono i soli a usare i servizi consolari!

Considerando tutto, a me è andata piuttosto bene. Avevo (quasi) tutti i documenti necessari, non avevo niente da fare quel giorno, avevo tempo per aspettare il mio turno, ero dell’umore di giusto. Anche se non avevo ancora preso un caffè. Quello che però mi ha lasciata con l’amaro in bocca, con la tritsezza addosso, è l’empatia e la gentilezza e quel nervosismo generale dimostrata dagli impiegati. Anche se eravamo letteralmente 5 persone in coda. Non cento.

Ecco cos’è successo mentre aspettavo il mio turno (in breve).

Un signore indiano, non riuscendo ad accedere per qualche motivo al portale del consolato per fare il visto turistico per andare in Italia, si era portato il portatile con sè, sperando in un aiuto da parte degli impiegati dell’ufficio. Sbagliatissimo! Dopo essersi sentito dire che il sistema funzionava benissimo, e che loro dall’ufficio non potevano fare nulla, e che doveva tornarsene a casa, lui con molta pazienza, si è seduto con il suo portatile e ha provato di nuovo, alzandosi numerose volte per chiedere qualsiasi tipo di aiuto al signore all’accettazione.

Un grande esercizio di pazienza e tolleranza.

Poco più tardi, un signore molto italiano molto anziano (di quelli emigrati probabilment degli anni 50-60), anche un po’ gobbo, arriva chiedendo di poter ritirare la pensione italiana e australiana. Lo stesso signore all’accettazione gli dice che deve tornarsene a casa, il consolato non fornisce quel tipo di servizio, deve andare al patronato. L’anziano ripete di cos’ha bisogno facendogli notare che l’anno scorso l’ha fatto proprio in quell’ufficio! Un altro impiegato (un superiore) arriva, e gli dice le stesse cose. Il consolato non si occupa dell pensioni, deve andare al patronato.  E lo rispedisce a casa con in mano un fogliettino con gli indirizzi degli uffici a cui dovrà rivolgersi.

Chissà quanti chilometri si è fatto, per essere rimandato a casa senza niente in mano.

L’impiegata che si è occupata del mio passaporto invece, nonostante i grugni, l’aria spazientita e la voglia di lavorare che le usciva da tutti i pori, ha fatto il suo dovere. Senza neanche un sorriso. Ma forse pretendevo troppo alle 9.30 di mattina.

E il passaporto (con la nuova foto dove sono orrenda!!!) è arrivato in meno di due settimane. Via posta. E ora sono residente a Brunswick. Non so come questa cosa mi faccia sentire. Ma sono contenta di poter prendere di nuovo un areo per uscire dall’Australia.

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1 commento su “Rinnovare il passaporto a Melbourne”

  1. Oddio! Perché mi suona familiare, anche se finora ho avuto a che fare con il consolato solo per la scheda elettorale? Anch’io preferisco mille volte gli australiani “falsi” ma gentilissimi, non c’è proprio paragone! Da lì si esce avviliti!

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